L’associazione: “È inquietante vedere ragazzi poco più che ventenni, o anche più giovani, compiere gesti di una brutalità inaudita. Serve una profonda educazione al rispetto degli animali fin dall’infanzia.”
Un ragazzo di appena 22 anni che prende ripetutamente a calci il proprio cane, lo solleva da terra utilizzando un collare a strozzo e continua a maltrattarlo persino davanti agli agenti di Polizia intervenuti dopo la segnalazione di alcuni passanti. È quanto accaduto a Lucca, dove il giovane è stato denunciato per maltrattamento di animali e minaccia a pubblico ufficiale e il cane è stato posto sotto sequestro e affidato al canile municipale.
Anche LNDC Animal Protection ha deciso di presentare denuncia, affinché venga fatta piena luce sulla vicenda e siano applicate tutte le conseguenze previste dalla legge nei confronti del responsabile.
“Ringraziamo i cittadini che non sono rimasti indifferenti e hanno immediatamente allertato le forze dell’ordine, permettendo di interrompere il maltrattamento e mettere in salvo il cane“, dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “È la dimostrazione che la sensibilità verso gli animali sta crescendo e che ciascuno di noi può fare la differenza quando assiste a episodi di violenza.“
Ciò che colpisce maggiormente in questa vicenda, però, è l’età dell’autore del gesto.
“Nell’immaginario collettivo si tende ancora a pensare che il maltrattamento degli animali sia soprattutto un fenomeno riconducibile a persone adulte o anziane, magari legate a una cultura del possesso e della sopraffazione. Purtroppo la cronaca degli ultimi anni racconta una realtà diversa: ci troviamo sempre più spesso di fronte a ragazzi e giovanissimi protagonisti di episodi di estrema violenza nei confronti degli animali“, commenta Rosati.
Secondo LNDC Animal Protection, questo dato deve far riflettere profondamente.
“Non possiamo limitarci a indignarci di fronte al singolo episodio. Dobbiamo interrogarci sulle ragioni che portano una persona così giovane a infliggere sofferenze a un animale senza alcuna apparente empatia e, addirittura, a proseguire nonostante la presenza di altre persone. È un campanello d’allarme che riguarda tutta la società“, prosegue Rosati.
Numerosi studi scientifici internazionali evidenziano da tempo come la crudeltà verso gli animali possa rappresentare un importante indicatore di disagio sociale e comportamentale e come l’educazione al rispetto degli animali costituisca uno strumento fondamentale per prevenire la violenza in tutte le sue forme.
“Chi è capace di infierire deliberatamente contro un animale indifeso manifesta una pericolosa assenza di empatia che non può essere sottovalutata. Per questo chiediamo ancora una volta che l’educazione al rispetto degli animali diventi parte integrante dei percorsi educativi nelle scuole e che le istituzioni investano seriamente nella prevenzione culturale, oltre che nella repressione dei reati. Il recente inasprimento delle pene per i reati contro gli animali rappresenta un importante passo avanti, ma da solo non è sufficiente. Il vero obiettivo deve essere evitare che questi episodi accadano. E questo significa educare le nuove generazioni al rispetto della vita, della sofferenza e della dignità degli animali“, spiega Rosati.
L’associazione seguirà con attenzione l’evolversi del procedimento giudiziario e si riserva di costituirsi parte civile qualora si arrivi a processo.
“Ogni animale salvato dalla violenza è una vittoria, ma ogni episodio come questo ci ricorda quanto lavoro ci sia ancora da fare. Nessun cane dovrebbe avere paura della persona che dovrebbe proteggerlo. E nessun giovane dovrebbe crescere pensando che prendere a calci un animale sia un comportamento accettabile“, conclude Rosati.
Foto: LaNazione.it


