17 Lug, 2026
DDL Caccia, la scienza smonta la riforma del Governo: ISPRA evidenzia pesanti criticità
17 Lug, 2026
DDL Caccia, la scienza smonta la riforma del Governo: ISPRA evidenzia pesanti criticità

L’associazione accoglie con favore le pesanti criticità tecnico-scientifiche del DDL Caccia sollevate dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale durante l’audizione alla Camera: “Cadono una dopo l’altra le narrazioni della lobby venatoria. Questa riforma non tutela la biodiversità, ma amplia i privilegi dei cacciatori a scapito degli animali, dell’ambiente e dei cittadini. Va fermata.”

Le osservazioni formulate da ISPRA nel corso dell’audizione presso la Commissione Agricoltura della Camera rappresentano un durissimo ridimensionamento delle ambizioni del DDL 1552, la controversa riforma della legge sulla caccia fortemente voluta dalla maggioranza di Governo. Per LNDC Animal Protection, il documento dell’Istituto conferma ciò che le associazioni animaliste e ambientaliste denunciano da mesi: il provvedimento contiene numerose criticità sotto il profilo scientifico, ambientale e della compatibilità con il diritto europeo.

Le critiche di ISPRA al DDL Caccia confermano le preoccupazioni delle associazioni

L’audizione di ISPRA dimostra che le nostre preoccupazioni non erano affatto ideologiche, ma trovano conferma nelle valutazioni dell’organo tecnico-scientifico dello Stato incaricato proprio di tutelare la fauna selvatica“, dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Chi ha cercato di liquidare le critiche delle associazioni come mero animalismo militante dovrebbe ora confrontarsi con le osservazioni formulate dagli esperti dell’Istituto.”

Pur riconoscendo alcuni limitati aspetti ritenuti tecnicamente condivisibili o accettabili, ISPRA evidenzia numerosi punti di forte criticità che, secondo LNDC Animal Protection, colpiscono il cuore stesso della riforma.

Tra le osservazioni più rilevanti vi è il rischio di un aumento della pressione venatoria su diverse specie, senza che il disegno di legge introduca contestualmente misure per escludere dal prelievo specie in stato di conservazione sfavorevole, come la pernice bianca o l’allodola.

Il rischio di una nuova violazione delle norme europee

L’Istituto evidenzia come il ritorno alla cattura di uccelli selvatici da utilizzare come richiami vivi riproponga una pratica già ritenuta incompatibile con la Direttiva Uccelli e che in passato è costata all’Italia diverse condanne da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Vengono inoltre contestate la rimozione dei limiti agli appostamenti fissi, la possibilità di estendere i periodi di caccia agli uccelli migratori oltre i limiti individuati dalla normativa europea, il depotenziamento del ruolo tecnico di ISPRA nella definizione dei calendari venatori e il rischio di modificare l’elenco delle specie cacciabili senza un’adeguata valutazione scientifica.

ISPRA esprime inoltre forti perplessità sulla previsione che potrebbe consentire di riaprire alla caccia territori oggi sottratti all’attività venatoria, evidenziando come tale impostazione rischi di entrare in conflitto con gli obiettivi europei che prevedono la protezione di almeno il 30% del territorio nazionale entro il 2030.

Si indebolisce il ruolo della scienza nelle decisioni sulla fauna

Un altro elemento particolarmente preoccupante riguarda il progressivo indebolimento del ruolo dell’Istituto stesso.

Nel documento presentato alla Camera, ISPRA sottolinea infatti come diverse disposizioni del DDL finiscano per depotenziare il proprio ruolo tecnico-scientifico, attribuendo competenze al Comitato Tecnico Faunistico Venatorio e trasformando in molti casi i suoi pareri da vincolanti a meramente consultivi, con il rischio di compromettere la qualità scientifica delle decisioni sulla gestione della fauna selvatica.

Quando persino l’organo tecnico dello Stato incaricato di studiare e tutelare la fauna denuncia il rischio di vedere ridimensionato il proprio ruolo, significa che questa riforma non punta a migliorare la gestione del patrimonio faunistico, ma a eliminare gli ultimi argini scientifici alle richieste sempre più pressanti della lobby venatoria“, commenta Rosati.

LNDC Animal Protection ribadisce tuttavia che, pur apprezzando le osservazioni critiche formulate da ISPRA, il problema di fondo rimane irrisolto.

Anche se tutte le criticità evidenziate dall’Istituto venissero corrette, la nostra posizione non cambierebbe. Continuiamo a ritenere che la caccia rappresenti un’attività eticamente inaccettabile, incompatibile con una moderna concezione del rapporto tra esseri umani e animali e sempre meno condivisa dalla società italiana. Gli animali selvatici non sono bersagli né strumenti di gestione del territorio: sono esseri senzienti che meritano tutela“, afferma Rosati.

L’appello ai deputati: fermate il DDL Caccia

LNDC Animal Protection rinnova quindi il proprio appello ai deputati affinché respingano il DDL 1552 o lo modifichino profondamente, eliminando tutte le disposizioni che aumentano la pressione venatoria, riducono le tutele per la fauna e indeboliscono il ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche.

L’associazione ricorda anche che sul proprio sito, dalla pagina “Fermiamo il DDL Caccia”, è possibile trovare una e-mail che volendo può essere personalizzata e inviata in automatico a tutti i deputati delle Commissioni Ambiente e Agricoltura, un’iniziativa a cui hanno aderito già centinaia di persone.

La tutela della biodiversità non può essere sacrificata per soddisfare gli interessi della lobby venatoria. L’audizione di ISPRA offre al Parlamento un’occasione preziosa per fermarsi, ascoltare la scienza e archiviare definitivamente una riforma che guarda al passato invece che al futuro“, conclude Rosati.

Queste sono le azioni che ci vedono in prima linea, aiutaci a proseguirle

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