Accolta l’istanza cautelare dell’associazione per salvare la cornacchia di Pordenone: “L’abbattimento avrebbe causato un danno grave e irreparabile. Necessario valutare alternative non cruente”. LNDC invia ora una diffida al Comune affinché venga data piena esecuzione al decreto del TAR.
Il TAR del Friuli Venezia Giulia ha accolto il ricorso cautelare presentato da LNDC Animal Protection contro l’ordinanza del Comune di Pordenone che autorizzava l’abbattimento della cornacchia ritenuta responsabile di comportamenti difensivi nei confronti di alcuni passanti durante il periodo di nidificazione.
Con decreto presidenziale emesso in data 8 giugno 2026, il Tribunale Amministrativo ha infatti sospeso l’efficacia dei provvedimenti impugnati nelle parti che autorizzavano l’uccisione dell’animale, riconoscendo la sussistenza di un danno “grave e palesemente irrimediabile” in caso di abbattimento.
Il TAR ha inoltre evidenziato come non appaia sufficientemente convincente la motivazione secondo cui sarebbe impossibile neutralizzare il comportamento aggressivo della cornacchia senza ricorrere all’estrema misura dell’abbattimento, sottolineando la necessità di una istruttoria tecnica più completa ed esaustiva.
Alla luce del decreto presidenziale, LNDC Animal Protection ha trasmesso una formale diffida al Comune di Pordenone affinché venga data piena e immediata esecuzione alla decisione del TAR, astenendosi da qualsiasi attività finalizzata all’abbattimento dell’animale.
“Si tratta di un provvedimento molto importante”, dichiara il team legale di LNDC Animal Protection. “Il Tribunale ha riconosciuto che l’eliminazione dell’animale non può essere considerata una soluzione automatica, soprattutto in presenza di possibili alternative non cruente che non risultano adeguatamente valutate”.
Nel ricorso, presentato tramite gli avvocati Michele Pezone e Herbert Simone, LNDC Animal Protection aveva contestato diversi profili di illegittimità delle ordinanze comunali, tra cui la mancata acquisizione del parere ISPRA previsto dalla normativa sulla fauna selvatica, il difetto di istruttoria, l’assenza di verifiche adeguate sull’identificazione dell’esemplare e la mancata valutazione di misure alternative all’abbattimento.
L’associazione aveva inoltre evidenziato come il comportamento della cornacchia fosse verosimilmente collegato alla presenza dei pulli nel nido e quindi a una fase temporanea di difesa territoriale destinata naturalmente a cessare.
Particolarmente rilevante, secondo LNDC Animal Protection, è anche il richiamo ai principi di proporzionalità e ragionevolezza nella gestione della fauna selvatica urbana, nonché alla necessità di garantire la sicurezza pubblica nel rispetto però della tutela degli animali, oggi riconosciuta anche dall’articolo 9 della Costituzione.
Il TAR ha stabilito che potranno essere adottate esclusivamente misure finalizzate alla neutralizzazione del comportamento aggressivo senza procedere all’abbattimento dell’animale. La discussione collegiale del ricorso è stata fissata per il 16 luglio 2026.
“Questa decisione dimostra che la tutela della sicurezza pubblica può e deve convivere con il rispetto della vita animale”, conclude Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Ci auguriamo che questa vicenda contribuisca a promuovere un approccio più moderno, scientifico e non violento nella gestione degli animali selvatici presenti nei contesti urbani”.


