Dopo la diffida e l’allarme aviaria, le nuove rivelazioni diffuse da Food for Profit riconfermano i rischi degli allevamenti intensivi: per gli animali, per l’ambiente e per la salute pubblica. “Quello che emerge oggi non è purtroppo una sorpresa, ma la conferma di quanto denunciamo da tempo”, dichiara Piera Rosati, presidente LNDC Animal Protection: “Gli allevamenti intensivi rappresentano un sistema intrinsecamente insostenibile, che concentra migliaia di animali in condizioni incompatibili con il loro benessere, favorendo la diffusione di malattie potenzialmente pericolose anche per l’uomo”
LNDC Animal Protection torna a denunciare con forza la pericolosità degli allevamenti intensivi, alla luce delle nuove immagini degli allevamenti avicoli del vercellese diffuse da Food for Profit, legati anche alla filiera della Società Agricola Bruzzese, già coinvolta nel progetto del maxi allevamento di Arborio.
L’inchiesta, che mostra condizioni critiche e animali in evidente stato di sofferenza, riaccende i riflettori su un progetto che l’associazione aveva già contestato l’anno scorso, prima con una diffida formale alle istituzioni e all’azienda insieme ad altre associazioni e, poi, denunciando la presenza di un focolaio di influenza aviaria collegato alla stessa realtà produttiva.
“Quello che emerge oggi non è purtroppo una sorpresa, ma la conferma di quanto denunciamo da tempo”, dichiara Piera Rosati, presidente LNDC Animal Protection. “Gli allevamenti intensivi rappresentano un sistema intrinsecamente insostenibile, che concentra migliaia di animali in condizioni incompatibili con il loro benessere e che favorisce la diffusione di malattie potenzialmente pericolose anche per l’uomo”.
Già nell’agosto 2025 LNDC Animal Protection, insieme ad altre associazioni, aveva inviato una diffida per bloccare la costruzione del maxi allevamento da 274mila galline ovaiole previsto ad Arborio, evidenziando gravi criticità procedurali e l’assenza di un’adeguata informazione alla cittadinanza. A novembre dello stesso anno l’associazione era poi intervenuta nuovamente dopo la notizia di un focolaio di influenza aviaria che aveva interessato la stessa azienda coinvolta nel progetto.
Oggi, alla luce delle nuove immagini e del continuo emergere di focolai, LNDC Animal Protection ribadisce la propria posizione: gli allevamenti intensivi non solo rappresenta una grave forma di sfruttamento animale, ma costituisce anche un rischio concreto per la salute pubblica e per l’ambiente. Infatti, favoriscono la diffusione di virus come l’aviaria, con conseguenze devastanti: milioni di animali abbattuti ogni anno, impatti economici rilevanti e un rischio sanitario che, seppur spesso definito basso, non può più essere ignorato. A questo si aggiungono le ricadute ambientali, tra emissioni, consumo di risorse e gestione dei reflui, in un territorio delicato come quello delle risaie vercellesi.
“È inaccettabile che, nonostante le evidenze e le ripetute segnalazioni, si continui a portare avanti un modello produttivo che mette a rischio tutto e tutti: animali, ambiente e persone”, prosegue Rosati. “Le nuove immagini rendono evidente ciò che accade dietro le porte degli allevamenti intensivi e rafforzano ulteriormente la necessità di fermare il progetto di Arborio”.
LNDC Animal Protection chiede ancora una volta alle istituzioni locali e nazionali di fermare definitivamente la realizzazione del maxi allevamento e di avviare una seria riflessione sul superamento del modello intensivo, promuovendo alternative sostenibili e rispettose della vita animale. “Continueremo a vigilare e a far sentire la nostra voce”, conclude Rosati. “Non possiamo permettere che si costruiscano nuovi luoghi di sofferenza e di rischio proprio mentre i fatti dimostrano che questa strada è sbagliata”.


