L’associazione chiede il ritiro in autotutela della determina e l’immediata sospensione delle attività: La soppressione degli animali non può diventare una scorciatoia al posto della prevenzione e delle soluzioni incruente.
LNDC Animal Protection interviene con estrema fermezza sul piano approvato dal Comune di Massa per il contenimento dei piccioni nel centro storico.
Secondo quanto riportato dalla stampa, l’Amministrazione avrebbe affidato a una ditta specializzata, per un importo di 38mila euro, un servizio che prevede il monitoraggio della popolazione, la cattura dei colombi mediante gabbie-trappola, la soppressione degli animali catturati e lo smaltimento delle loro carcasse.
LNDC Animal Protection chiede al Comune di Massa di sospendere immediatamente qualsiasi attività di cattura e uccisione e di procedere al ritiro in autotutela del provvedimento. L’associazione ha interessato il proprio ufficio legale ed è pronta a ricorrere al TAR, anche mediante una richiesta di tutela cautelare urgente, qualora dall’esame della determina e dei relativi allegati emergano i presupposti per l’impugnazione.
“Siamo di fronte all’ennesima decisione che pretende di gestire la convivenza con gli animali eliminando fisicamente gli animali stessi. Spendere 38mila euro per catturare e uccidere i piccioni non rappresenta una politica strutturale: significa intervenire sulle vite degli individui senza risolvere alla radice le condizioni che favoriscono la concentrazione della popolazione urbana”, dichiara Piera Rosati, Presidente nazionale di LNDC Animal Protection.
La stessa disciplina regionale richiamata dal Comune impone di dare priorità ai metodi ecologici incruenti e di verificarne concretamente l’applicazione e l’efficacia. Prevede interventi sulle fonti alimentari, sui siti di nidificazione e sugli edifici abbandonati, monitoraggi periodici e azioni strutturali. La rimozione numerica viene espressamente descritta come una misura non risolutiva, da attuare soltanto in affiancamento agli interventi incruenti.
LNDC chiede pertanto al Comune di rendere immediatamente pubblici i censimenti effettuati, i dati sulla reale consistenza della popolazione, le verifiche sanitarie, la documentazione relativa ai danni accertati e i risultati delle misure incruente che sarebbero state adottate negli anni precedenti.
“Non basta richiamare genericamente segnalazioni, problemi sanitari o danni al patrimonio”, continua Piera Rosati. “Prima di condannare a morte un numero potenzialmente elevato di animali, l’Amministrazione deve dimostrare, attraverso dati verificabili, che siano state applicate in modo serio, coordinato e continuativo tutte le misure incruente disponibili e che queste si siano realmente dimostrate insufficienti.”
Ulteriori chiarimenti sono necessari in relazione ai tempi dell’intervento. Il Piano regionale indica infatti che, nei contesti urbani, le operazioni cruente debbano privilegiare il periodo tardo autunnale e invernale, mentre il provvedimento di Massa consentirebbe di anticipare le attività già al mese di luglio in presenza di non meglio precisate condizioni di criticità.
LNDC Animal Protection contesta radicalmente la scelta di far ricadere sugli animali il costo di una gestione che dovrebbe basarsi su prevenzione, monitoraggio scientifico, riduzione delle fonti alimentari, controllo dei siti riproduttivi e interventi strutturali duraturi.
“I piccioni non sono rifiuti urbani da raccogliere e smaltire. Sono esseri viventi. Un’amministrazione civile ha il dovere di individuare soluzioni efficaci e incruente, non di trasformare la morte in uno strumento ordinario di gestione del territorio”, conclude Rosati.
LNDC Animal Protection chiede al sindaco e all’Amministrazione comunale di fermare il piano e di aprire immediatamente un confronto con le associazioni di tutela animale e con professionisti esperti nella gestione incruenta delle popolazioni urbane.
In assenza di un intervento immediato, l’associazione procederà in tutte le sedi opportune per tutelare la vita degli animali e verificare la piena legittimità degli atti adottati.


