L’orsetto albino, trovato in grave stato di deperimento sul Monte Bondone, non fu sottoposto a visita veterinaria e morì tre giorni dopo. Nessuna autopsia venne eseguita. LNDC Animal Protection si era opposta alla richiesta di archiviazione chiedendo ulteriori accertamenti, ma il GIP ha archiviato il caso. Una vicenda di questa gravità non può essere liquidata con un’archiviazione.
Un orsetto albino trovato vivo, solo e in evidente stato di deperimento, non viene visitato da un veterinario. Tre giorni dopo viene rinvenuto morto e neppure allora viene eseguita un’autopsia per accertare le cause del decesso. È su questi due elementi, tanto semplici quanto gravissimi, che LNDC Animal Protection continua a chiedere chiarezza sulla vicenda del piccolo orso albino trovato nel maggio 2024 nei boschi di Garniga Terme, in Tentino.
LNDC Animal Protection aveva presentato denuncia e, successivamente, si era opposta alla richiesta di archiviazione, chiedendo la prosecuzione delle indagini preliminari e l’affidamento di un incarico a un consulente tecnico. L’obiettivo era accertare un punto fondamentale: se le condizioni in cui si trovava il cucciolo richiedessero l’attivazione di un intervento veterinario. Il GIP ha disposto comunque l’archiviazione.
Il piccolo era stato segnalato il 12 maggio 2024 da alcuni escursionisti. A intervenire fu il personale forestale della Provincia autonoma di Trento, che lo spostò dal sentiero e presidiò l’area nella speranza di favorire il ricongiungimento con la madre. La scelta fu quella di lasciarlo sul posto, senza attivare una valutazione veterinaria, nonostante le condizioni di forte debilitazione in cui si trovava.
La Provincia autonoma di Trento ha successivamente difeso quell’operato, richiamando le procedure previste per la gestione dei cuccioli di orso e la necessità, quando possibile, di privilegiare il ricongiungimento con la madre e la permanenza dell’animale in natura.
Ma il punto sollevato da LNDC è un altro: chi e sulla base di quali competenze sanitarie ha potuto stabilire che le condizioni del cucciolo non richiedessero un intervento veterinario?
Il principio secondo cui un animale selvatico debba, quando possibile, rimanere nel proprio ambiente naturale non può tradursi nell’esclusione preventiva di una valutazione sanitaria quando quell’animale appare gravemente debilitato. Stabilire se un cucciolo abbia bisogno di cure è una valutazione che richiede competenze veterinarie. Già all’epoca Alessandro De Guelmi, ex veterinario provinciale ed esperto di orsi, aveva pubblicamente sottolineato la necessità che le condizioni dell’animale fossero valutate da un veterinario.
Tre giorni dopo il primo ritrovamento il cucciolo venne trovato morto. Ma neppure il decesso portò a un accertamento sulle cause. Tant’è che l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha successivamente dichiarato di non aver ricevuto la carcassa e di non aver quindi potuto eseguire l’esame autoptico.
“Non riteniamo che questa archiviazione possa chiudere una vicenda che lascia irrisolti aspetti fondamentali“, afferma Piera Rosati presidente di LNDC Animal Protection. “Un cucciolo appartenente a una specie particolarmente protetta è stato trovato vivo e in grave difficoltà senza essere sottoposto a una visita veterinaria. Dopo la sua morte non è stata effettuata neppure un’autopsia. Non stiamo affermando che un intervento veterinario avrebbe certamente potuto salvarlo: stiamo dicendo che gli accertamenti necessari per poterlo stabilire non sono stati fatti. Ed è questo che consideriamo inaccettabile”.


