LNDC Animal Protection applaude i Carabinieri per l’azione contro l’uomo che ha minacciato di uccidere il presunto lupo in Puglia: “Chi minaccia di farsi giustizia da solo contro un animale protetto non può avere a disposizione decine di armi. Da tempo contestiamo alcune posizioni espresse da Tutela Rurale sul tema della tutela degli animali”.
LNDC Animal Protection esprime il proprio plauso ai Carabinieri della Stazione di Capestrano per il tempestivo intervento che ha portato al ritiro cautelare di un vero e proprio arsenale – una ventina tra pistole, fucili e carabine, oltre a numerose munizioni – nei confronti di Dino Rossi, vicepresidente nazionale dell’associazione Tutela Rurale e presidente di Cospa Abruzzo, dopo che lo stesso aveva pubblicamente annunciato sui social l’intenzione di recarsi in Puglia per uccidere il presunto lupo di Noicattaro.
Secondo quanto riportato dalla stampa, Rossi aveva lanciato un ultimatum alle istituzioni dichiarando che, in assenza di un intervento entro tre giorni, avrebbe raggiunto la provincia di Bari per “sistemare il lupo” sparandogli personalmente. Di fronte a queste dichiarazioni, i Carabinieri hanno disposto il ritiro precauzionale di tutte le armi legalmente detenute dall’uomo, ritenendo necessario prevenire il rischio di un loro utilizzo e tutelare la sicurezza pubblica.
“Ringraziamo i Carabinieri per aver agito con rapidità e responsabilità. Quando una persona annuncia pubblicamente di voler prendere un fucile e andare a uccidere un animale selvatico protetto, non siamo di fronte a una semplice opinione o a una provocazione, ma a una minaccia concreta che meritava un intervento immediato. Il sequestro di tutte le armi è un provvedimento sacrosanto che probabilmente ha evitato un gesto gravissimo“, dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection.
LNDC sottolinea come sia particolarmente inquietante che queste dichiarazioni arrivino da una persona che non solo ricopre il ruolo di vicepresidente nazionale di Tutela Rurale, ma milita anche in un partito di estrema destra.
“Non è un dettaglio irrilevante e nemmeno sorprendente. Da anni assistiamo a un intreccio tra una certa parte politica, una retorica spinta sull’uso delle armi e vere e proprie campagne di odio contro la fauna selvatica. Quando chi rappresenta un’associazione che pretende di parlare in nome del mondo rurale arriva a incitare apertamente all’abbattimento illegale di un animale protetto, significa che si è superato ogni limite del confronto civile e della legalità“, continua Rosati.
LNDC Animal Protection ricorda di aver già contestato pubblicamente, nei mesi scorsi, le posizioni di Tutela Rurale in merito alla gestione di lupi e orsi in Trentino, denunciando le strumentalizzazioni e la diffusione di messaggi allarmistici privi di basi scientifiche.
L’associazione aveva ribadito che la gestione dei grandi carnivori deve fondarsi su monitoraggio scientifico, prevenzione dei conflitti, corretta informazione e rispetto della normativa, non su slogan e richieste di abbattimento indiscriminato.
“Purtroppo oggi vediamo dove può portare quella propaganda. Si alimenta la paura, si dipinge il lupo come un nemico da eliminare e qualcuno finisce per sentirsi legittimato a organizzare una spedizione armata. È un’escalation pericolosa che avevamo denunciato e che continuiamo a denunciare“, sottolinea Rosati.
Per LNDC Animal Protection la minaccia con ultimatum sui social da parte dell’esponente di Tutela Rurale dimostra quanto sia pericoloso legittimare pubblicamente chi invoca l’uso delle armi contro gli animali selvatici.
“Chi pensa di poter risolvere un problema imbracciando un fucile rappresenta un pericolo non solo per la fauna, ma per l’intera collettività. Nessuno può sostituirsi alle autorità competenti e decidere di uccidere un animale protetto. La legge esiste proprio per impedire che la paura o l’ideologia si trasformino in violenza“, conclude Rosati.


