Depositato il ricorso al TRGA di Bolzano contro il decreto presidenziale che ha disposto l’uccisione di tre lupi nel 2026. LNDC contesta il ricorso agli abbattimenti senza una previa e rigorosa verifica delle misure di prevenzione e chiede di fermare l’uccisione del terzo esemplare.
LNDC Animal Protection ha depositato l’8 settembre 2026, tramite gli avvocati Paolo Emilio Letrari e Michele Pezone, il ricorso al Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa – Sezione autonoma di Bolzano contro il piano della Provincia autonoma di Bolzano che autorizza l’uccisione di tre lupi nel corso del 2026. Due esemplari sono già stati uccisi, il 5 luglio e il 1° settembre, mentre il decreto provinciale consente ancora l’abbattimento di un terzo lupo. Con il ricorso, LNDC chiede al giudice di sospendere immediatamente quest’ultima autorizzazione.
Il ricorso contesta innanzitutto la norma provinciale introdotta nel 2025, che consente di autorizzare le uccisioni sulla base dello stato di conservazione favorevole della specie. Secondo LNDC Animal Protection, questa disciplina entra in conflitto con la normativa nazionale, che prevede una precisa gerarchia di interventi graduali: si può ricorrere all’uccisione solo quando i metodi di controllo ecologici e non cruenti si siano rivelati inefficaci
Per questo l’associazione sostiene che, in possibile contrasto con la norma nazionale, la Provincia abbia privilegiato la soluzione più drastica senza dimostrare in modo rigoroso che gli strumenti di prevenzione fossero stati realmente applicati e si fossero rivelati insufficienti, prospettando anche una questione di legittimità costituzionale in relazione agli artt. 9 e 117 della Costituzione.
“Avevamo promesso che non avremmo lasciato cadere questa vicenda e stiamo mantenendo quell’impegno. Nella provincia di Bolzano, due lupi hanno già perso la vita, ma questo non può chiudere ogni discussione sulle decisioni che li hanno condannati. Vogliamo che la Provincia risponda delle proprie scelte davanti al giudice e ci battiamo per salvare il terzo lupo. Ogni animale ucciso è una vita che nessuna sentenza potrà restituire: per questo continueremo ad agire, con tutta la determinazione necessaria“, dichiara Piera Rosati, presidente di LNDC Animal Protection.
Un altro punto centrale del ricorso riguarda l’efficacia stessa delle uccisioni. LNDC Animal Protection evidenzia come la stessa vicenda dimostri i limiti di questa strategia: dopo l’uccisione del primo lupo, le predazioni sono proseguite e la Provincia ha utilizzato proprio la loro prosecuzione per dare l’autorizzazione ad uccidere il secondo esemplare.
Secondo l’Associazione, non vi sono elementi per ritenere che una seconda o una terza uccisione possano risolvere il problema delle predazioni. Al contrario, il ricorso richiama il Rapporto ISPRA-MUSE 2023, che raccoglie numerosi studi scientifici secondo i quali le uccisioni producono risultati molto variabili e, in diversi casi, non riducono le predazioni o possono addirittura avere effetti controproducenti, alterando la struttura sociale dei branchi e causandone la dispersione, con possibili conseguenze anche sulla riproduzione e sopravvivenza di cuccioli.
LNDC ricorda inoltre un dato particolarmente significativo contenuto nello stesso rapporto: tra il 2015 e il 2022 tutte le predazioni da lupo accertate in Provincia di Bolzano sono avvenute in totale assenza di misure di prevenzione. Per questo motivo l’associazione ribadisce che la tutela degli allevatori deve passare prima di tutto attraverso recinzioni adeguate, cani da guardiania, ricoveri notturni del bestiame e una corretta gestione degli alpeggi, strumenti che la comunità scientifica considera prioritari. Al contrario, il costante ricorso all’uccisione dei lupi disincentiva gli allevatori dal mettere in atto le misure di prevenzione e protezione previste dalla scienza.
L’associazione precisa che il ricorso non mette in discussione la necessità di sostenere gli allevatori, ma il metodo scelto dalla Provincia: trasformare l’uccisione in uno strumento ordinario di gestione della fauna, anziché un’estrema eccezione dopo aver verificato l’efficacia delle misure non cruente, proporzionate e scientificamente fondate.
LNDC Animal Protection ha impugnato anche i decreti di luglio e agosto che hanno portato all’uccisione dei primi due lupi, nonché il parere ISPRA richiamato come presupposto del decreto generale chiedendo al TRGA di sospendere il piano nella parte in cui consente ancora l’uccisione del terzo esemplare.
“La convivenza con i lupi richiede impegno, prevenzione e responsabilità. Significa affrontare i problemi con strumenti adeguati, senza trasformare il fucile nella risposta abituale. Continueremo a difendere i lupi e a contestare le scelte che riteniamo ingiustificate“, conclude Rosati.
LNDC Animal Protection confida ora che il Tribunale accolga la richiesta cautelare, fermando l’abbattimento del terzo lupo e riportando il confronto sulla gestione della fauna selvatica sul terreno della prevenzione e della convivenza, anziché su quello delle uccisioni.


