LNDC Animal Protection: “Il latte non è un alimento indispensabile e dietro ogni bicchiere c’è una storia di separazione, sfruttamento e sofferenza animale che il ministro Lollobrigida sceglie di non raccontare.”
Il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha pubblicato uno spot per promuovere il consumo di latte italiano, presentandolo come un alimento fondamentale per la crescita dei bambini e per una corretta alimentazione. Un messaggio semplice, rassicurante e patriottico, che però racconta solo una parte della storia. La parte più comoda.
Per LNDC Animal Protection quella del ministro è una narrazione semplicistica, fuorviante e profondamente incompleta, perché ignora sia le evidenze scientifiche sull’alimentazione sia la realtà degli allevamenti intensivi da cui quel latte proviene.
No, Ministro Lollobrigida, il latte non è un alimento indispensabile
Lo spot del Ministro Lollobrigida suggerisce che il latte sia quasi irrinunciabile nella dieta dei bambini. Ma molti pediatri spiegano una realtà diversa.
Secondo UPPA – Un Pediatra Per Amico, casa editrice specializzata in materiali per la genitorialità scritti da pediatri e pedagogisti, una volta terminato l’allattamento il latte vaccino non deve essere inserito a forza nella dieta dei bambini se non è gradito. È un alimento come gli altri e i suoi nutrienti possono essere assunti attraverso una dieta varia ed equilibrata. Anzi, gli esperti invitano a prestare attenzione all’eccesso di proteine: il latte vaccino è particolarmente ricco di proteine e un consumo frequente nei bambini piccoli può facilmente superare le quantità raccomandate.
In altre parole, il latte può far parte di un’alimentazione sana, ma non è affatto indispensabile né l’unica fonte di calcio, proteine o altri nutrienti essenziali.
È un messaggio importante perché contrasta una convinzione ancora molto diffusa: quella secondo cui bere latte sarebbe una necessità biologica per tutti.
Il latte nasce per un vitello, non per gli esseri umani
Nello spot ministeriale si parla di tradizione, qualità e territorio. Non si parla mai delle mucche, se non per citarle come quelle che “ci danno” il latte quando in realtà glielo prendiamo. E con la forza.
Il latte esiste per una ragione molto semplice: nutrire il vitello appena nato.
Negli allevamenti da latte, invece, il vitello viene generalmente separato dalla madre poche ore dopo il parto o nei primissimi giorni di vita, perché il latte prodotto deve essere destinato al mercato umano. È una pratica standard dell’industria lattiero-casearia.
Chiunque abbia osservato una mucca e il suo piccolo sa che tra loro esiste un legame fortissimo. Numerosi studi sul comportamento bovino mostrano che sia la madre sia il vitello manifestano segni di stress e vocalizzazioni intense dopo la separazione.
Quando beviamo un bicchiere di latte dovremmo ricordarci che quel latte era destinato a un cucciolo a cui è stato sottratto. È una realtà che la pubblicità istituzionale sceglie accuratamente di nascondere.
La vita delle mucche negli allevamenti intensivi
L’immagine della mucca felice al pascolo rappresenta una parte infinitesimale della produzione lattiera italiana. La quota più consistente del latte proviene da allevamenti intensivi, dove le mucche vengono selezionate geneticamente per produrre quantità enormi di latte, molto superiori a quelle che produrrebbero naturalmente per nutrire un vitello.
I consumatori hanno il diritto di sapere che dietro il latte non ci sono quasi mai campagne verdi e tradizioni contadine, ma soprattutto animali sfruttati fino all’esaurimento delle loro capacità produttive.
Il ciclo è sempre lo stesso:
- fecondazione artificiale;
- gravidanza;
- parto;
- separazione del vitello;
- mungitura due o tre volte al giorno per molti mesi;
- nuova fecondazione per ricominciare il ciclo.
Una produzione continua che sottopone gli animali a uno stress fisiologico enorme.
Molte mucche sviluppano mastiti, dolorose infezioni della mammella favorite anche dall’elevata produzione di latte e dalla mungitura intensiva. Per curarle vengono utilizzati antibiotici.
Antibiotici e salute pubblica
L’uso degli antibiotici negli allevamenti non riguarda soltanto il benessere animale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’antibiotico-resistenza una delle principali minacce sanitarie globali. Sebbene negli ultimi anni l’utilizzo di antibiotici negli allevamenti italiani sia diminuito grazie a normative più severe, resta fondamentale ridurne ulteriormente l’impiego e migliorare le condizioni di allevamento che favoriscono l’insorgenza delle malattie.
Per LNDC Animal Protection questo è un altro aspetto che uno spot istituzionale dovrebbe affrontare con onestà, invece di limitarsi a promuovere il prodotto.
Una dieta vegana è possibile anche per i bambini
Lo spot del ministro lascia intendere che eliminare il latte significhi rinunciare a una crescita sana. Anche questo, secondo LNDC Animal Protection, è un messaggio scorretto.
L’Academy of Nutrition and Dietetics, la più grande organizzazione mondiale di professionisti della nutrizione, afferma che le diete vegetariane e vegane correttamente pianificate sono salutari e nutrizionalmente adeguate in tutte le fasi della vita, compresa infanzia, gravidanza e adolescenza.
Anche UPPA ricorda che una dieta vegana ben strutturata può contribuire alla prevenzione di numerose patologie, tra cui sovrappeso, obesità, malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e alcuni tumori, oltre ad avere un impatto ambientale significativamente inferiore rispetto a un’alimentazione ricca di prodotti di origine animale.
Questo che esistono alternative scientificamente valide e che nessun alimento di origine animale può essere presentato come indispensabile per tutti.
La propaganda non può sostituire l’informazione
LNDC Animal Protection ritiene grave che un Ministro della Repubblica utilizzi la comunicazione istituzionale per promuovere un alimento omettendo completamente le implicazioni etiche, sanitarie e ambientali della sua produzione.
Le istituzioni dovrebbero fornire informazioni complete e basate sulle evidenze, non slogan che sembrano usciti da una campagna di marketing del settore lattiero-caseario.
Dietro ogni bicchiere c’è una scelta
LNDC Animal Protection non contesta la libertà individuale di consumare latte.
Contesta una comunicazione pubblica che racconta solo la parte più conveniente della filiera, cancellando la sofferenza degli animali che la rendono possibile.
Ogni cittadino ha il diritto di scegliere cosa mettere nel proprio piatto o nel proprio bicchiere. Ma una scelta è davvero libera solo quando si conosce tutta la storia. E quella storia comprende vitelli separati dalle madri, mucche sottoposte a gravidanze e mungiture continue, uso di farmaci per sostenere un sistema produttivo intensivo e animali trattati come strumenti di produzione.
Per LNDC Animal Protection è arrivato il momento che anche il dibattito pubblico sul latte smetta di essere uno spot e inizi a raccontare la realtà.


