27 Lug, 2026
Trento, allevamento lager con trenta cani sequestrati. LNDC Animal Protection denuncia: “L’ennesima dimostrazione che pedigree e titoli non garantiscono il benessere degli animali”
27 Lug, 2026
Trento, allevamento lager con trenta cani sequestrati. LNDC Animal Protection denuncia: “L’ennesima dimostrazione che pedigree e titoli non garantiscono il benessere degli animali”

L’associazione presenta denuncia dopo il sequestro di circa trenta cani in un allevamento in provincia di Trento. “Se confermate le condizioni emerse dai controlli, siamo di fronte a un sistema che ha fallito. Chiediamo verifiche immediate sulle responsabilità dell’allevatore e degli enti che avrebbero dovuto vigilare”.

LNDC Animal Protection annuncia di aver presentato denuncia in relazione al gravissimo caso emerso a Fiavè, in provincia di Trento, dove il Corpo Forestale della Provincia Autonoma di Trento ha sequestrato circa trenta cani detenuti, secondo quanto emerso dalle indagini, in condizioni incompatibili con il loro benessere, denunciando il titolare dell’allevamento.

Secondo quanto reso noto, gli animali sarebbero stati costretti a vivere in un contesto caratterizzato da gravi carenze igienico-sanitarie, tra liquami, deiezioni e rifiuti organici, con alcuni cani privi persino di acqua a disposizione e altri confinati in gabbie talmente piccole da impedire qualsiasi movimento naturale. Un quadro che, se confermato, descrive una situazione di sofferenza incompatibile con il rispetto dovuto a esseri senzienti.

Ogni volta che emergono vicende come questa ci troviamo davanti alla stessa triste realtà: gli animali vengono trasformati in strumenti di profitto, mentre il loro benessere passa completamente in secondo piano“, dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. Se le condizioni descritte dagli investigatori saranno confermate, non si tratterà di semplici irregolarità, ma di un sistema di gestione fondato sulla sofferenza degli animali.”

Ciò che rende la vicenda ancora più grave è il fatto che, secondo le informazioni disponibili, tutti i cani sequestrati sarebbero dotati di pedigree ENCI e proverrebbero da un allevamento gestito da una figura inserita a pieno titolo nel mondo della cinofilia ufficiale, attiva anche nella formazione e nell’addestramento cinofilo.

Questo caso dimostra ancora una volta che un pedigree non è una garanzia di benessere animale“, prosegue Rosati. “Troppo spesso le persone sono portate a credere che acquistare un cane con pedigree significhi automaticamente rivolgersi a una struttura controllata e rispettosa degli animali. Purtroppo non è sempre così. Il benessere degli animali non si misura con un certificato genealogico, ma con le condizioni concrete in cui vengono allevati.”

LNDC Animal Protection ritiene inoltre che questa vicenda imponga una profonda riflessione sul sistema dei controlli.

Se quanto emerso sarà confermato, è inevitabile chiedersi come sia stato possibile che una struttura formalmente inserita nei circuiti della cinofilia ufficiale abbia potuto operare in queste condizioni senza che nessuno intervenisse prima. Le certificazioni, le affiliazioni e i riconoscimenti devono essere accompagnati da verifiche frequenti, rigorose e realmente efficaci. Se i controlli esistono solo sulla carta, finiscono per tradire proprio gli animali che dovrebbero proteggere“, continua Rosati.

L’associazione chiede che, oltre all’accertamento delle responsabilità penali dell’allevatore, vengano svolte verifiche approfondite anche sul funzionamento dei sistemi di vigilanza e sui controlli effettuati dagli organismi competenti, affinché venga chiarito se vi siano state omissioni o carenze che abbiano consentito il protrarsi di una situazione tanto grave.

Cogliamo l’occasione per ricordare che nei canili di tutta Italia ci sono migliaia di cani che magari non hanno il pedigree, ma che hanno tanto da dare a chi li vorrà accogliere nella propria famiglia”, conclude Rosati. “Continuare ad acquistare animali come se fossero oggetti, spesso alimenta un sistema malato di sfruttamento e sofferenza che vede cani, gatti e altri animali come semplici strumenti di profitto. Scegliere di adottare un cane di un canile, invece, vuol dire dare la possibilità di essere felice a chi continua a sperare ogni giorno.”

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