16 Feb, 2026
Sfattoria degli Ultimi: associazioni al TAR contro la Regione Lazio. “Forniture insufficienti e bando sui cinghiali fuorviante: serve responsabilità per tutelare gli animali non DPA”
16 Feb, 2026
Sfattoria degli Ultimi: associazioni al TAR contro la Regione Lazio. “Forniture insufficienti e bando sui cinghiali fuorviante: serve responsabilità per tutelare gli animali non DPA”

Sfattoria degli Ultimi: le associazioni ENPA, LAV, LNDC Animal Protection e la Rete dei Santuari di animali liberi replicano alla Regione Lazio. Forniture insufficienti, animali non gestiti adeguatamente e ora il bando di affidamento dei cinghiali non esplicita che si tratta di animali non DPA e quindi che non possono rientrare nel circuito alimentare zootecnico né venatorio.

Serve presa in carico di responsabilità da parte di chi ha il dovere di garantire la tutela degli animali affidati.

In merito alla nota diffusa dalla Regione Lazio, che definisce “fuori luogo” le ricostruzioni delle associazioni e rivendica un operato improntato a responsabilità e trasparenza, ENPA, LAV, LNDC Animal Protection e Rete dei Santuari di Animali Liberi ritengono necessario ristabilire la verità dei fatti.

La Regione afferma di aver fornito supporto concreto attraverso consegne di cibo e ulteriori risorse impegnate tramite ARSIAL, sostenendo che le scorte risultano ancora disponibili. Tuttavia, la realtà quotidiana vissuta sul campo è ben diversa: le forniture effettuate, infatti, si sono rivelate del tutto insufficienti rispetto al reale fabbisogno degli animali presenti nella struttura costringendo ad acquisti di forniture di cibo da parte delle associazioni per circa 25mila euro.

Parallelamente, le associazioni hanno provveduto – nei limiti delle loro possibilità – ad apportare migliorie alla struttura per assicurare standard adeguati di tutela e cura degli animali.

Il nostro intervento, anziché porsi a supporto della custodia giudiziaria è stato imprescindibile per mantenere in vita gli animali. Senza l’impegno economico e operativo nostro e dei cittadini che ci sostengono, non sarebbe stato possibile garantire la copertura del fabbisogno alimentare e gestionale”, dichiarano ENPA, LAV, LNDC Animal Protection e Rete dei Santuari di Animali Liberi. “Prendiamo atto della presenza di un veterinario contrattualizzato e del servizio di vigilanza continuativa, ma tali misure non possono essere utilizzate per negare le enormi criticità concrete riscontrate nella gestione, come mostrano anche le continue emergenze sanitarie non gestite e non prevenute e i decessi di alcuni animali, che sarebbero state evitabili con la previsione di un’adeguata supervisione sanitaria, che è invece mancata”.

Le associazioni presentano ricorso contro la formulazione dell’avviso pubblico con cui la Regione Lazio ricerca affidatari per gli animali, cinghiali e ibridi, attualmente presenti nella struttura e che dovrebbero essere a carico dell’amministrazione. Nel testo del bando, infatti, non è chiaramente specificato che si tratta di animali non DPA (non destinati alla produzione alimentare) e che tali debbano rimanere fino a fine vita naturale. Questa omissione è grave e potenzialmente fuorviante, poiché la qualifica di animali non DPA è un elemento essenziale che ne determina il regime giuridico e le prospettive future, ponendoli al riparo da attività di sfruttamento e venatorie. Ricordiamo che si tratta di qualifica cristallizzata nella sentenza del TAR del Lazio del 10 ottobre 2022 e non revocabile.

“Infine, come già più volte fatto nel corso dei mesi, e ribadendo che non siamo stati mai ricevuti né abbiamo avuto riscontro a nostre richieste di incontro, torniamo a chiedere alla Regione Lazio e al Comune di Roma di essere ricevuti per definire insieme una adeguata strategia per la risoluzione positiva di questa situazione. All’interno della Sfattoria ci sono animali che hanno già trovato adozione, bloccati per mancanza di requisiti formali la cui regolarizzazione dipende dai custodi e dall’ASL. Chiediamo urgente presa in carico della regolarizzazione della posizione di tutti gli animali che possono essere trasferiti nelle loro case definitive.

Per tutti quelli che non hanno una sistemazione alternativa è necessario garantire in loco condizioni nettamente migliori e cambiare passo, anche perché come la Regione sa molto bene il trasferimento di cinghiali e ibridi, ma così come anche di maiali, è particolarmente complicato a causa delle restrizioni dovute alla PSA e a causa della necessità di rispettare misure di biosicurezza stringenti e limiti territoriali. La Regione è quindi consapevole che il bando non troverà risposte, e sicuramente non per la totalità degli animali.

Anticipiamo quindi la probabile mossa successiva, dicendo già qui ed ora che l’affidamento dei cinghiali e degli ibridi a ZAC o aziende faunistico venatorie è illegittimo, per quanto già riportato sopra sulla qualifica di questi animali.

Se la Regione vuole essere collaborativa, essendo uno dei due custodi designati dalla Procura per tutelare la vita degli animali sequestrati da una situazione di maltrattamento, non può certo rispondere segnando la strada per la loro morte.

Il Comune di Roma ha premiato lo sforzo enorme dei volontari per il lavoro alla Sfattoria in un evento in Campidoglio lo scorso dicembre: il Comune quindi, come altro custode giudiziario designato, può rispondere all’appello delle associazioni di incontrarci e definire una strategia comune per la tutela di questi animali?

Siamo disponibili a collaborare per il supporto in loco e per la ricollocazione degli animali che possono essere trasferiti, secondo logiche che rispettino la loro qualifica non DPA e tutelino la loro vita.

Per gli animali che rimarranno alla Sfattoria sono necessarie azioni urgenti di miglioramento della struttura e gestione sanitaria e operativa adeguata. Anche in questo caso, ribadiamo la disponibilità a collaborare.

Ma chiediamo una risposta seria e responsabile delle istituzioni che stanno scaricando sulle associazioni il loro obbligo giuridico di garantire la tutela degli animali, che si ritrovano in queste condizioni anche a seguito di una mancata vigilanza nel tempo da parte delle istituzioni preposte che ha consentito questo tipo di evoluzione.”

La Sfattoria insiste su territorio comunale ed è su terreno di proprietà della Regione: perché i due enti non collaborano alla regolarizzazione del rifugio/santuario con l’annessione di un Cras, che è assente nella Regione Lazio?

Le associazioni restano disponibili al confronto istituzionale e alla collaborazione, ma ribadiscono che la tutela degli animali deve basarsi su atti concreti di presa in carico della situazione, trasparenza amministrativa e responsabilità pubblica, non su silenzi prolungati, mancate risposte né dichiarazioni che non rispecchiano corrispondono alla realtà.

Per questi motivi si sono rivolte al TAR per chiedere una sospensione del bando al fine di discuterne le criticità e allo stesso tempo si rivolgono alla Regione Lazio con una serie di proposte mirate a migliorare la vita degli animali di cui è custode.

Queste sono le azioni che ci vedono in prima linea, aiutaci a proseguirle

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