Nel Verbano Cusio Ossola è in corso una vicenda che non può lasciarci indifferenti: si è chiesto di ritirare dalle scuole il “Diario Amico”, un progetto educativo diffuso in circa 7.000 copie nella provincia, perché contiene un disegno di una studentessa di 12 anni — mucche che protestano contro gli allevamenti intensivi — e un breve racconto in cui una bovina, intervistata da un gatto, riflette sul ciclo del latte. Abbiamo scelto di prendere posizione perché qui non è in gioco un’opinione sgradita: è in gioco il diritto dei più giovani a pensare, immaginare, discutere.
Dal tavolo istituzionale del 5 novembre è emersa la scelta di non ritirare né distruggere il Diario Amico. È un passo nella direzione giusta, che tuttavia consideriamo il minimo indispensabile in una democrazia scolastica: un diario nato in contesto educativo non può essere cancellato perché contiene un disegno o un racconto che apre alla discussione. Nel resoconto ufficiale si afferma inoltre che il diario, una volta acquistato, è proprietà degli studenti e che, pur difendendo la libertà di espressione dell’autrice, non si ostacolerà la libertà delle famiglie di rimuovere autonomamente le pagine contestate. È un punto che vogliamo chiarire: riconosciamo la cornice giuridica della proprietà privata, ma sconsigliamo esplicitamente lo strappo domestico. È autocensura che sottrae ai ragazzi un’occasione preziosa per esercitare confronto, analisi e argomentazione in aula. Il luogo della mediazione educativa è la classe, non il cestino di casa.
Riteniamo altrettanto grave la definizione dell’inserimento del racconto come “errore” da parte dei dirigenti scolastici. Non è stato un errore: è pluralismo didattico. Quel testo — nato da un percorso culturale del territorio — offre un punto di vista che si può criticare, integrare, problematizzare, ma non additare come sbaglio strutturale del progetto. Se un contenuto è scomodo, lo si discute con strumenti di scuola: lettura attenta, fact-checking, confronto con esperti e testimonianze plurali. Attribuire al pluralismo il marchio di “errore”, anche se “in buona fede”, invia ai più giovani il messaggio che la complessità vada semplificata a colpi di etichette, e questo non è un buon servizio alla crescita civica.
Apprezziamo il clima di confronto emerso al tavolo e il riferimento alla tutela della libertà di espressione dell’autrice, che riteniamo un principio non negoziabile. Da qui si deve ripartire: non con pagine strappate, ma con dibattiti in classe in cui siedano fianco a fianco voci differenti — mondo agricolo, docenti, esperti di benessere animale, associazioni — così che gli studenti possano ascoltare, domandare, verificare.
Accogliamo l’annuncio di un secondo tavolo a metà novembre come un’occasione per fissare impegni operativi coerenti con gli obiettivi educativi: trasformare una polemica in unità di apprendimento condivise, dove le differenze non si negano ma si elaborano e per questo chiediamo la partecipazione anche dei rappresentanti delle associazioni animaliste, non solo degli allevatori. Il Diario Amico non è un “caso” da archiviare: è un laboratorio di democrazia a portata di mano, e deve rimanere tale.
Invitiamo i docenti a usare l’episodio come percorso didattico strutturato — analisi dei testi, confronto di fonti, verifica dei fatti — e le famiglie a preferire il dialogo all’atto simbolico dello strappo. Difendere la libertà di pensiero dei più giovani significa insegnare che i conflitti di valore si affrontano con gli argomenti, non con le forbici.


