A seguito della tragica vicenda del cane ucciso a colpi di pistola da parte di un carabiniere intervenuto per recuperare animali in fuga a Casalmaggiore (CR), LNDC Animal Protection annuncia di aver presentato denuncia in relazione al grave episodio segnalando come non sia la prima volta che esponenti delle forze dell’ordine reagiscono sparando e uccidendo cani. L’associazione chiede un impegno serio per addestrare gli agenti a gestire situazioni di questo tipo con metodi non letali e invita chi può testimoniare su quanto accaduto a contattare avvocato@lndcanimalprotection.org.
LNDC Animal Protection esprime ferma condanna e profonda preoccupazione per l’episodio avvenuto a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, dove un pastore tedesco di due anni è stato ucciso a colpi di pistola da un carabiniere durante il tentativo di recupero di due cani in fuga da un recinto familiare. Secondo quanto riportato dalla stampa, i militari intervenuti avrebbero prima brandito i manganelli e poi sparato almeno due colpi di pistola all’animale dopo che questo aveva morso uno dei due a una mano, facendolo cadere in un fosso.
LNDC Animal Protection ha presentato denuncia alle autorità competenti affinché vengano accertati con rigore i fatti, la dinamica completa dell’intervento e le eventuali responsabilità individuali e istituzionali.
Questa vicenda rivela, ancora una volta, il problema della gestione degli animali nelle attività di intervento da parte delle forze dell’ordine. Negli anni l’associazione ha seguito più casi in cui agenti di Polizia o Carabinieri, coinvolti in situazioni con cani feriti, spaventati o in fuga, hanno reagito usando l’arma d’ordinanza con esiti fatali, invece di mettere in atto tecniche non aggressive o attendere l’arrivo di personale specializzato. Tra gli esempi, la povera Hollie uccisa all’Isola del Giglio da un carabiniere perché l’aveva morso a un polpaccio e per la quale è stata fatta un minimo di giustizia. O, più di recente, il poliziotto che ha ucciso un pitbull ad Ancona, per il quale il procedimento è ancora in corso.
“Questi comportamenti sono gravissimi e inaccettabili in uno Stato di diritto. La divisa non può costituire una licenza di uccidere e un morso non può portare automaticamente e istantaneamente a una sentenza di morte. Semmai, queste situazioni dovrebbero essere gestite con addestramento specifico, tecniche di contenimento non letali, l’uso di strumenti idonei e l’eventuale supporto di personale veterinario o di addestratori qualificati”, afferma Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection.
La pratica di sparare e uccidere un cane in servizio o nel corso di un intervento non è né giustificabile né proporzionata quando esistono alternative che tutelano la vita animale senza mettere a rischio l’incolumità degli agenti.
“È lecito chiedersi: se una persona che si sta cercando di arrestare tira uno schiaffo a un agente, questo è autorizzato a sparare e ucciderla? La vita non può essere discriminata in base alla specie: la proporzionalità e l’uso ragionevole della forza devono valere in ogni situazione”, continua Rosati.
LNDC Animal Protection invita ancora una volta le autorità competenti a istituire programmi di formazione e addestramento per tutte le forze dell’ordine, affinché si evitino tragedie come questa e si utilizzino metodi più efficaci e non letali nella gestione degli animali in difficoltà o in fuga.
L’associazione chiede la collaborazione dei cittadini per raccogliere segnalazioni e testimonianze su quanto accaduto a Casalmaggiore. Chiunque abbia informazioni utili è pregato di scrivere a avvocato@lndcanimalprotection.org. Ogni contributo può essere determinante per fare piena luce sulla vicenda e prevenire ulteriori episodi analoghi.


